Le specificità delle BCC

Gruppo storico primo novecentoLe società cooperative in Italia hanno, come le società per azioni, un capitale sociale costituito dalle azioni dei soci. Al contrario di queste ultime, però, l’obiettivo primario è quello di offrire ai soci il proprio prodotto o il proprio servizio a condizioni vantaggiose.

La cooperativa è, quindi, una società di persone, che persegue obiettivi di natura economica misurandosi col mercato, e che mira a raggiungere il massimo livello di produttività e redditività, per assicurare la continuità della cooperativa. La differenza rispetto alle altre forme societarie sta nella centralità della persona, nella motivazione sociale del profitto e nel legame con i principi della solidarietà e della partecipazione ad una forma concreta di democrazia economica.
Le Banche di Credito Cooperativo sono – insieme alle Banche Popolari – le uniche cooperative autorizzate a svolgere attività bancaria, e lo fanno rispettando alcune disposizioni specifiche.

Voto capitario

La natura cooperativa delle BCC si riscontra nella presenza del principio “una testa, un voto” e nell’obiettivo sociale del perseguimento del benessere dei soci.
Ciascun socio, infatti, ha diritto ad un solo voto, a prescindere dall'entità della partecipazione posseduta, che non può essere superiore, per valore nominale, a 50 mila euro.
Possono diventare soci delle Banche di Credito Cooperativo le persone o le imprese o le associazioni che svolgono la loro attività in via continuativa nella zona di competenza della BCC ed i soggetti che vi risiedono o che vi hanno la loro sede.

Localismo

Le Banche di Credito Cooperativo sono esclusivamente banche locali.
Ogni BCC, infatti, è costituita dai soci di un tessuto socio-economico omogeneo, diventando espressione del contesto in cui essa opera. Lo stretto rapporto col territorio viene mantenuto grazie al circolo virtuoso innescato dal reinvestimento del risparmio raccolto sul territorio nell’economia reale locale, con la quale si sviluppa uno stretto legame ed un rapporto di reciprocità.
In Lombardia, come in tutta Italia, l’articolazione locale del sistema del Credito Cooperativo si adatta alla struttura produttiva del Paese, il cui dinamismo è garantito soprattutto da imprese di piccola o media dimensione (il 98,12% delle imprese italiane ha meno di 20 addetti, con una media di 3,8 addetti per impresa). È questo l’ambiente più tipico delle BCC, che da sempre hanno nelle famiglie e nella piccola e media impresa i propri interlocutori privilegiati.

Mutualità

Le Banche di Credito Cooperativo sono banche mutualistiche, ovvero società cooperative che erogano il credito primariamente ai soci, non perseguendo pertanto scopi di profitto bensì obiettivi di utilità sociale. Le BCC, infatti, rispettano il “principio della prevalenza” operando almeno il 50% delle attività di rischio (i prestiti) nei confronti dei soci stessi.
Secondo la legge, queste caratteristiche – storicamente connaturate nel Credito Cooperativo – fanno delle BCC “cooperative a mutualità prevalente”, soggetti specifici che destinano almeno il 70% degli utili netti annuali a riserva legale, una quota pari al 3% degli utili netti annuali ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, e gli utili rimanenti ad iniziative di beneficenza o mutualità.
La grande rilevanza sociale ed economica che tutte le cooperative a mutualità prevalente hanno per le comunità locali viene riconosciuta da uno specifico regime fiscale agevolativo. Il rispetto delle caratteristiche cooperative e della mutualità prevalente viene peraltro strettamente vigilato dal Ministero delle Attività Produttive, che opera un controllo sui rapporti mutualistici ed il funzionamento degli organi sociali attraverso la revisione cooperativa.
La revisione cooperativa ha due finalità fondamentali:
  • accertare, anche attraverso la verifica della gestione amministrativa e contabile, la natura mutualistica, riscontrando l’effettività della base sociale, la partecipazione dei soci alla vita sociale e allo scambio mutualistico con l’ente, la qualità di tale partecipazione, l’assenza di scopi di lucro nei limiti della legislazione vigente e la legittimazione a fruire del peculiare regime fiscale e previdenziale;
  • fornire agli organi di direzione e amministrazione degli enti suggerimenti e consigli per migliorare la gestione e il livello di democrazia interna, al fine di promuovere la reale partecipazione dei soci alla vita sociale.
Il Decreto Legislativo n. 220/2002 prevede anche che le attività di revisione cooperativa possano essere delegate all’associazione di categoria specializzata (Federcasse) e alle Federazioni territoriali ad essa regolarmente associate.