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“Magnifica Humanitas”. Nella prima Enciclica di Leone XIV la funzione sociale del credito.
Papa Leone XIV riceve in udienza in Vaticano , il 16 maggio, una Delegazione di rappresentanti delle oltre 200 Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen (BCC) e delle diverse articolazioni del Sistema della cooperazione mutualistica di credito.

Non basta che l’economia cresca. Bisogna chiedersi chi resta indietro, chi controlla la tecnologia e se la finanza continui ancora a servire il lavoro e le comunità. È attorno a queste considerazioni che si sviluppa Magnifica humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV, presentata il 25 maggio in Vaticano. Un testo che aggiorna la Dottrina sociale della Chiesa nell’era dell’intelligenza artificiale e che contiene un richiamo netto contro le disuguaglianze prodotte da un modello economico dominato da profitto, concentrazione del potere tecnologico e finanziarizzazione dell’economia.
Nel documento il Pontefice affronta i grandi temi della trasformazione tecnologica — dall’intelligenza artificiale al lavoro, dalla pace alla giustizia sociale — ma dedica uno spazio particolarmente ampio all’economia e alla finanza, rilanciando il valore del credito come strumento di sviluppo e coesione sociale. “La funzione sociale del credito rimane insostituibile”, scrive Leone XIV, in uno dei passaggi centrali dell’enciclica. La finanza per la finanza è cosa ben diversa dalla finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro”.
Parole, quelle di Papa Prevost che secondo il Presidente di Federcasse Augusto dell’Erba “rappresentano per la cooperazione di credito un punto di riferimento fondamentale ed un incentivo ancora maggiore a proseguire nella propria azione di promozione di una economia sana, sostenibile, a misura d’uomo”.
“In particolare l’Enciclica richiama con estrema chiarezza alla funzione sociale del credito, che rimane insostituibile. L’impegno di chi fa finanza per lo sviluppo e non finanza per la finanza e che guida l’azione dei cooperatori del credito, ha come obiettivo non solo la creazione di valore ma anche la crescita di lavoro sano, buono, giusto ed equo e lo sviluppo di comunità coese”.
Economia e dignità della persona
Papa Leone XIV parte da un principio preciso: “La libertà economica non è assoluta e va sempre misurata sul bene comune e sulla dignità di ogni persona”.
Il Pontefice richiama quindi il concetto di bene comune, definendolo non come semplice somma di interessi individuali, ma come un “plus”, frutto dell’interazione tra persone, comunità e istituzioni. È proprio “la ricerca del bene comune” a dare vita a un popolo, “non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica”.
L’Enciclica riconosce inoltre il valore dell’iniziativa imprenditoriale, definita “una vera vocazione, capace di generare ricchezza e migliorare la vita di tutti”, ma chiarisce subito che questo è possibile soltanto “a condizione che riconosca la creazione di lavoro dignitoso e di valore come parte essenziale del proprio servizio alla società e non come variabile dipendente dal solo profitto”.
Leone XIV critica quindi quei modelli economici che finiscono per misurare tutto esclusivamente in termini di efficienza e competitività:
Per questo, prosegue il documento, “una società giusta richiede uno Stato presente e istituzioni civili capaci di superare la sola logica dell’efficienza, orientando esplicitamente risorse, creatività e norme a favore dei più vulnerabili”.
L’Enciclica respinge anche l’idea che la crescita economica produca automaticamente benefici diffusi: “Invece di attendere i benefici di una crescita che ‘alla fine’ ricadrà anche sui poveri, occorrono scelte che rendano la crescita inclusiva fin dall’inizio”. E ancora: “Le esperienze degli ultimi decenni mostrano che, nelle crisi economiche e finanziarie, sono sempre i poveri a pagare il prezzo più alto”.
“Invece di attendere i benefici di una crescita che ‘alla fine’ ricadrà anche sui poveri, occorrono scelte che rendano la crescita inclusiva fin dall’inizio”.
Affermazioni da cui “Federcasse e tutto il sistema del Credito Cooperativo traggono nuova energia”. “Non solo – sottolinea ancora il Presidente dell’Erba – per rafforzare il proprio impegno per diffondere la cooperazione mutualistica di credito sui territori, ma anche per promuovere in tutte le sedi istituzionali ed accademiche quel cambiamento anche culturale al quale richiama l’Enciclica e che è il primo elemento sul quale costruire nuove prassi, anche coraggiose, realmente ispirate alla volontà – che per le BCC è un obbligo statutario – di contribuire alla costruzione del bene comune e della felicità condivisa nei territori, tutti i territori”.
Oltre il PIL
Ampio spazio viene dedicato anche ai criteri con cui viene misurato lo sviluppo. Leone XIV osserva “la necessità di superare gli attuali parametri di misurazione del grado di sviluppo – da oltre ottant’anni ancorati al concetto di Prodotto Interno Lordo – che tralasciano quasi sistematicamente profili essenziali per il benessere complessivo delle persone e dell’ambiente”.
Per il Pontefice, “la messa a punto di parametri e metriche complementari al PIL è decisiva” perché permetterebbe di valutare “gli effetti delle deliberazioni legislative e regolamentari su dignità del lavoro, prosperità condivisa, riduzione delle disuguaglianze, salvaguardia dell’ambiente”.
Non solo. Secondo Leone XIV questo cambiamento “inciderà sul concetto stesso di sviluppo, sui processi formativi, sulla mentalità e le opinioni pubbliche, e anche sulla pace, che è vera solo se fondata sulla giustizia”.
La funzione sociale del credito
Uno dei passaggi più forti dell’Enciclica riguarda il rapporto tra finanza ed economia reale. Leone XIV riconosce che “la finanza ha conquistato negli ultimi anni una rilevanza crescente e ha conosciuto una forte innovazione anche in seguito all’introduzione delle criptovalute”.
Ma subito dopo il Papa richiama le conseguenze di una finanza sganciata da criteri etici e sociali: il funzionamento dell’intermediazione finanziaria, scrive, “quando è stato slegato da adeguati fondamenti antropologici e morali, non solo ha prodotto palesi abusi ed ingiustizie, ma si è anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale”.
Il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale, e quindi per creare lavoro sia dipendente sia autonomo, resta centrale per lo sviluppo e per gli investimenti che debbono accompagnare le transizioni in corso. La funzione sociale del credito rimane insostituibile
L’Enciclica mette inoltre in guardia dal rischio che “la rendita da capitale” finisca per “sostituirsi al reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico”.
Da qui il richiamo al ruolo del credito nell’economia reale: “Il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale, e quindi per creare lavoro sia dipendente sia autonomo, resta centrale per lo sviluppo e per gli investimenti che debbono accompagnare le transizioni in corso”.
IA, mercato e bene comune
Nel documento il Pontefice collega direttamente economia e rivoluzione tecnologica. “Nell’epoca dell’IA e della robotica non è più possibile affidarsi alla sola ‘mano invisibile’ del mercato”: per Leone XIV “la politica ha il compito di orientare le dinamiche economico-tecnologiche verso il bene comune, promuovendo lavoro dignitoso, inclusione sociale e un’equa distribuzione dei benefici dell’innovazione”.
L’enciclica richiama inoltre la necessità di “una cooperazione internazionale capace di definire strategie comuni, soprattutto a favore dei Paesi e dei gruppi più vulnerabili”. Secondo il Papa, “la prosperità può contribuire a costruire e rafforzare la pace solo se è diffusa, inclusiva e sostenibile”.
Accesso al credito
Leone XIV dedica infine un passaggio molto concreto all’utilizzo degli algoritmi nei processi economici e finanziari. “Orientare l’economia alla dignità significa assumere alcuni criteri di azione stabili anche nell’era dell’IA. Anzitutto, trasparenza e responsabilità”.
Per questo, prosegue l’Enciclica, “quando dati e algoritmi incidono su erogazione del credito, selezione del personale, accesso a servizi o opportunità, è necessario che le decisioni siano comprensibili, contestabili e sottoposte a controllo, perché la persona non sia ridotta a profilo”.
Il documento richiama poi “inclusione e accesso”: “i benefici dell’innovazione devono essere accompagnati da investimenti in competenze, infrastrutture e servizi essenziali, così che la tecnologia non allarghi il divario tra chi ha e chi non ha”.
Infine, Leone XIV invoca “misure di equità”: “fiscalità, protezioni sociali e politiche industriali devono correggere gli squilibri creati dalla concentrazione di ricchezza e potere”. E conclude: “Questi criteri non sono un freno all’innovazione: in realtà, la rendono vivibile e umana”.
Pubblicato il 1 Giugno 2026