Contenuto originale pubblicato su Credito Cooperativo

Le BCC, espressione autentica e storica dell’economia sociale

Si riportano alcuni stralci dell’intervista pubblicata sul mensile “Credito Cooperativo” a Lucia Albano, Sottosegretaria al MEF con delega all’economia sociale

Il “Piano d’azione italiano per l’economia sociale” ha come priorità la persona, rispondendo ai bisogni dei territori, spiega Lucia Albano, Sottosegretaria al MEF con delega all’economia sociale, in una intervista pubblicata sul numero di novembre/dicembre del mensile “Credito Cooperativo” (e di cui, qui di seguito, riportiamo ampi stralci) . Il “Piano” è un documento che individua con chiarezza il perimetro dell’economia sociale e riconosce puntualmente i soggetti che animano questo vero e proprio ecosistema: associazioni, cooperative, fondazioni, imprese sociali e – per la prima volta – anche le Banche di Credito Cooperativo, le Casse Rurali e le loro Capogruppo in ragione della loro particolare funzione obiettivo e di una visione non orientata al profitto individuale.

L’economia sociale – in estrema sintesi – è un sistema che incrocia attività economiche con obiettivi sociali, ambientali e di utilità pubblica, mettendo la persona al centro. È, insomma, il tessuto che tiene insieme economie locali, servizi pubblici e capitale umano. Oggi, in Italia, l’economia sociale così intesa rappresenta quasi il 9% del Pil, con circa 428mila organizzazioni, 1,9 milioni di occupati e oltre 5,5 milioni di volontari. Sta anche in questi numeri l’importanza del “Piano nazionale” pubblicato lo scorso 18 ottobre (alla cui stesura ha contributo anche Federcasse) e che è stato oggetto di pubblica consultazione fino alla fine del mese di novembre, prima della presentazione definitiva a Bruxelles.

Sottosegretaria Albano, che valore ha per la vita delle persone e dei territori il riconoscimento delle Banche di Credito Cooperativo come protagoniste dell’economia sociale?

Le Banche di Credito Cooperativo sono state inserite puntualmente nel perimetro dell’economia sociale, ambito di cui sono un’espressione autentica e storica. Fin dalla loro origine, infatti, le BCC non nascono per fare profitto, ma per includere economicamente e socialmente chi era escluso dal credito tradizionale: artigiani, agricoltori, famiglie. Il loro modello mette da sempre il capitale al servizio della persona e del bene comune, intrecciando in modo unico funzione economica e funzione sociale. La “costruzione del bene comune” è infatti nello statuto di tutte le BCC.

Quali sono le prospettive di sviluppo ulteriore di questo riconoscimento?

Le prospettive di sviluppo di questo riconoscimento vanno nella direzione di un ulteriore rafforzamento del ruolo delle Banche di Credito Cooperativo come punto di riferimento nei territori, soprattutto in quelli più marginali, dove garantiscono servizi e sostegno là dove molti grandi gruppi bancari si sono ritirati. Assicurando la loro presenza, contrastano la desertificazione bancaria e restano un presidio concreto di coesione e sviluppo per le comunità locali.

Per la prima volta l’Italia mette nero su bianco una strategia nazionale di lungo periodo per l’economia sociale. Quali sono gli obiettivi e quali le novità principali?

Le finalità del Piano , in coerenza con la Raccomandazione dell’Unione europea, sono essenzialmente due: individuare gli enti che rientrano nel quadro dell’economia sociale e che rispettano i parametri indicati nella Raccomandazione (il primato delle persone e delle finalità sociali o ambientali rispetto al profitto, il reinvestimento della totalità – o della maggior parte – degli utili per scopi non egoistici, una governance democratica o partecipativa); definire un programma decennale e un sistema di monitoraggio per verificare la concreta attuazione degli obiettivi.

Il Piano d’azione punta poi a rafforzare il sostegno al credito e l’accesso ai finanziamenti per gli enti dell’economia sociale, da tempo uno dei principali limiti per la loro crescita, e a intervenire sul quadro degli aiuti di Stato per favorire politiche fiscali in grado di costruire meccanismi di tassazione che tengano conto delle effettive caratteristiche di queste realtà.

Quali sono gli strumenti necessari per accompagnare questo percorso ed evitare che la strategia diventi solo un elenco di buone intenzioni?

È importante creare una struttura amministrativa dedicata presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, deputata al monitoraggio, affinché il lavoro prosegua anche in futuro. Valuteremo di istituirla con il primo provvedimento utile.

Come si svilupperà adesso il confronto in sede europea?

Abbiamo atteso gli esiti della consultazione pubblica, disponibile fino al 14 novembre 2025 sul portale del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, passaggio determinante in vista dell’adozione definitiva del Piano.

L’obiettivo di questa fase è stato raccogliere osservazioni, proposte e commenti da parte di operatori economici, associazioni di categoria, ordini professionali ed esperti del settore, al fine di favorire un’ampia partecipazione al processo di definizione del Piano e promuovere un confronto aperto e costruttivo con tutti i soggetti interessati.

Pubblicato il 19 Gennaio 2026

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